un_clown_per amico_programma
Il Progetto

Un Clown per Amico III Edizione

Il

progetto sulla clowneria, ha nelle scorse edizioni affrontato la prospettiva del numero del clown che è il “fallimento”.
V’è infatti nell’ uomo la convinzione che non si non possa poter sbagliare né rivelare imperfetti o rischiare di apparire come tali.

Mostrarsi disinteressati a mode e tendenze, o presentare dei disagi psico-fisici o comportamentali espone al rischio di rendersi facile bersaglio altrui sino a diventare, nei casi più estremi ma non poi così rari, vittime di “Bullismo”.
Un corso sulla clowneria si è allora reso necessario: la figura del clown mette in luce l’individuo nella sua unicità e sgretola la pretesa di ognuno di voler essere superiore all’altro .

Il clown ha dei dubbi, vuole capire la realtà che lo circonda, e per farlo la reinventa, riscopre spazi e tempi al di là delle razionali categorizzazioni spazio-temporali, lavora sulle proprie potenzialità espressive per liberarsi dalle paure.
La scoperta del clown non è nient’altro che la scoperta del gioco come espressione di noi stessi o come direbbe Platone: “Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione” .

Il clown inventa perché vuole risolvere la “catastrofe” dell’alienazione derivante dall’incomprensione e dalla mancanza di ascolto reciproco.
L’essere umano, come il clown, se messo in una situazione ridicola e imbarazzante ha due possibilità, divenire vittima o trasformare il tutto umoristicamente divenendo motivo di riso. Ecco che il riso assume un ruolo centrale nel progetto di formazione e integrazione sociale

E’ proprio la risata a fare da ponte ad altre arti circensi come la commedia dell’arte, volta anch’essa a sviscerare il meccanismo di esaltazione dell’elemento comico, grottesco e burlesco presente in ciascuno di noi, teatralizzandolo.
La risata suscita in noi benessere, ci spoglia di ogni inibizione indotta dal concetto di “socialmente adeguato”.

Ad essa associamo la figura del clown, del burlone, del commediante, della maschera, tutti portatori del dramma eterno della condizione umana: l’inadeguatezza ad affrontare un mondo misterioso e crepitante di opportunità, stimoli ma anche pericoli.

A tale condizione di incertezza non si può non rispondere con uno sberleffo, una risata, o una farsa.
Ricerca della consapevolezza dello spazio scenico, impostazione del ritmo e dei “tempi”, padronanza di movimenti, gesti e azioni, affinamento del gusto e superamento degli stereotipi e dei limiti auto percepiti solo alcuni degli aspetti che si intende affrontare attraverso l’abbinamento di clowneria e commedia dell’arte.

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Finalità del Progetto

progetto sulla clowneria, ha nelle scorse edizioni affrontato la prospettiva del numero del clown che è il “fallimento”.
V’è infatti nell’ uomo la convinzione che non si non possa poter sbagliare né rivelare imperfetti o rischiare di apparire come tali.

Mostrarsi disinteressati a mode e tendenze, o presentare dei disagi psico-fisici o comportamentali espone al rischio di rendersi facile bersaglio altrui sino a diventare, nei casi più estremi ma non poi così rari, vittime di “Bullismo”.
Un corso sulla clowneria si è allora reso necessario: la figura del clown mette in luce l’individuo nella sua unicità e sgretola la pretesa di ognuno di voler essere superiore all’altro .

Il clown ha dei dubbi, vuole capire la realtà che lo circonda, e per farlo la reinventa, riscopre spazi e tempi al di là delle razionali categorizzazioni spazio-temporali, lavora sulle proprie potenzialità espressive per liberarsi dalle paure.
La scoperta del clown non è nient’altro che la scoperta del gioco come espressione di noi stessi o come direbbe Platone: “Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione” .

Il clown inventa perché vuole risolvere la “catastrofe” dell’alienazione derivante dall’incomprensione e dalla mancanza di ascolto reciproco.
L’essere umano, come il clown, se messo in una situazione ridicola e imbarazzante ha due possibilità, divenire vittima o trasformare il tutto umoristicamente divenendo motivo di riso. Ecco che il riso assume un ruolo centrale nel progetto di formazione e integrazione sociale

E’ proprio la risata a fare da ponte ad altre arti circensi come la commedia dell’arte, volta anch’essa a sviscerare il meccanismo di esaltazione dell’elemento comico, grottesco e burlesco presente in ciascuno di noi, teatralizzandolo.
La risata suscita in noi benessere, ci spoglia di ogni inibizione indotta dal concetto di “socialmente adeguato”.

Ad essa associamo la figura del clown, del burlone, del commediante, della maschera, tutti portatori del dramma eterno della condizione umana: l’inadeguatezza ad affrontare un mondo misterioso e crepitante di opportunità, stimoli ma anche pericoli.

A tale condizione di incertezza non si può non rispondere con uno sberleffo, una risata, o una farsa.
Ricerca della consapevolezza dello spazio scenico, impostazione del ritmo e dei “tempi”, padronanza di movimenti, gesti e azioni, affinamento del gusto e superamento degli stereotipi e dei limiti auto percepiti solo alcuni degli aspetti che si intende affrontare attraverso l’abbinamento di clowneria e commedia dell’arte.

FINALITA’ DEL PROGETTO

Il laboratorio è finalizzato a fornire strumenti di lavoro quotidiano con particolare riferimento a tutte le problematiche connesse agli ambiti sociali.
Si intende stimolare nelle persone coinvolte, la ricerca di nuovi atteggiamenti psicofisici e ambiti di aggregazione socioculturale forti attraverso la clowneria e la commedia dell’arte per migliorare la capacità di osservazione, ascolto e concentrazione, oltre che capacità critica, lavorare sulla propria autostima e sulla capacità di chiedere aiuto, apprendere il comportamento cooperativo e potersi dunque mettere in gioco trasformando i propri limiti o quelli che vengono percepiti come tali dall’altro, in potenzialità espressive.

Aumento di autostima, padronanza e consapevolezza di sé, ascolto, libertà di espressione sono la base per favorire l’aggregazione sociale, migliorare la relazione con l’esterno e l’atteggiamento di rispetto, tolleranza e solidarietà; incrementare la conoscenza di sé, la gestione delle proprie ansie ed insicurezze; canalizzare l’aggressività in sana e dinamica vitalità.

E’ così che tematiche come il bullismo, l’emarginazione sociale derivante da caratterizzazioni psicofisiche e comportamentali divengono meglio comprensibili e vivibili.
Il laboratorio teatrale si rivolge a operatori socio-culturali, medici, infermieri, psicologi, volontari, attori professionisti e non, che vogliano dedicarsi ad una crescita personale di consapevolezza e autoironia.

Modulistica
Video

Casa di Giufà – Un Clown per amico III Edizione – Dandy Danno e Diva G di Theatre Degart

Casa di Giufà – Un Clown per amico III Edizione – Horacio Oscar Czertok – Teatro Nucleo

Programmazione
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Rassegna Stampa - Un clown per Amico a cura di Tiziana Tavella